Oggi: 8 Giugno 2026
20 Settembre 2020
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Disconnettersi

Avete mai avuto la tentazione di disconnettervi? Anche solo per un giorno o per qualche ora? 

Vi siete chiesti se siete in grado, o se ne avete la forza?  Disconnettersi da tutto e da tutti? Lasciare che le notizie non ci inseguano più, che i social siano all’oscuro su quello che stiamo pensando, che stiamo facendo? Lasciare muto WhatsApp, non rivolgere nessun cinguettio a Twitter e mandare Instagram in bianco e tenere le foto solo per i nostri ricordi?

Probabilmente sì, almeno lo spero. Ma quali potrebbero essere gli effetti, e perché ci siamo ridotti così?

Dal rapporto ‘Net Children Go Mobile’ realizzato dall’Università Cattolica di Milano emerge che il 79% dei ragazzi tra 9 e 16 anni dice di sentirsi in dovere di essere sempre raggiungibile, il 52% di avere un forte bisogno di controllare sempre il cellulare e il 43% si sente a disagio perché non può controllare il cellulare in caso di mancanza di campo o di batteria scarica.

Anche se questi dati fanno riferimento a una fascia ben precisa della popolazione, quella adolescenziale, non è molto diversa la situazione tra gli adulti. La necessità di sentirsi sempre connessi, raggiungibili è virale. Neanche quando si va in vacanza, momento deputato al relax e al distacco dalle attività che ci provocano stress, riusciamo a fare a meno della connessione. Una delle prime cose che chiediamo all’Hotel dove soggiorneremo è il WiFi.  

Ma perché ci siamo ridotti così?

Oggi il modello vigente è quello della produttività alla velocità della luce. La fibra è la cartina di tornasole, la sua diffusione indica l’indice di modernità di un paese. Tutto deve essere veloce, connesso e condiviso. Fuori da questi canoni sembra non poter esserci sviluppo, modernità, civiltà. 

La connessione diventa il fulcro di tutte le possibili interazioni e comunicazioni con la nostra comunità. La relazione con il cellulare si sostituisce a quelle reali, il virtuale diventa il luogo delle relazioni verosimili. Si ha paura di essere soli senza la connessione per poi accorgersi che la vera solitudine è rappresentata dall’incapacità di intrattenere una vera relazione umana basata sul contatto, sull’interazione e sulla sana comunicazione a due. Connessi con tutti, in relazione con nessuno. 

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