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17 Agosto 2025
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Il ponte dei sogni (e delle illusioni)

In Sicilia c’è chi vede nel Ponte sullo Stretto la panacea di tutti i mali: lavoro, sviluppo, riscatto sociale. Ma dietro la retorica restano costi monstre, benefici condizionati e il sospetto che, più che un’opera necessaria, sia l’ennesima illusione venduta a caro prezzo.

Per molti siciliani il Ponte sullo Stretto è diventato la risposta a tutto. In un editoriale del quotidiano La Sicilia si sostiene che l’opera sia molto più di un semplice collegamento tra le due sponde. Può darsi, ma la descrizione lacunosa di costi e benefici rivela la verità: dietro le cifre, resta soprattutto la speranza, il sogno a cui in tanti vogliono aggrapparsi, chiudendo un occhio sulle stonature e sull’evidenza dei numeri che dicono altro. Ma i sogni, quando si spacciano per progetti senza basi solide, si trasformano in illusioni costose. E un’illusione da 13 miliardi non costruisce futuro: lo ipoteca.

L’editoriale inizia ironizzando sulle dichiarazioni pubbliche di Pif e di Mario Tozzi: «con tutto il rispetto per le esternazioni bizzarre di Pif e di Mario Tozzi». Con lo stesso rispetto per la tesi dell’autore, è bene dirlo senza giri di parole: il dibattito non può ridursi a un arido conteggio di cifre, né al solito teatrino di promesse con cui la politica prova a rianimare un progetto, stantio e mai chiarito a fondo, tanto meno a un’informazione monca, priva di dati solidi e di vera oggettività scientifica.

Isolamento o fallimento politico?

L’articolo insiste sul piano “identitario”: rottura dell’isolamento, simbolo di unione, ultima maglia mancante del corridoio europeo. Ma davvero i siciliani si sentono isolati? E se lo fossero, li separa lo Stretto o li isola il fallimento di una politica, prima regionale e poi nazionale? La verità è che si confonde un simbolo con la sostanza.

Confronti che non reggono

L’accostamento al tunnel del Fehmarn Belt o alla galleria del Brennero è fuorviante: quelle opere rispondono a flussi commerciali enormi e consolidati. Lo Stretto non ha una domanda paragonabile, e continuare a evocare paragoni serve solo a nobilitare un progetto che non sta in piedi da sé.

Status di insularità e benefici costituzionali

Si paventa che con il Ponte la Sicilia possa perdere il riconoscimento di regione insulare e quindi il diritto a compensazioni. Ma l’articolo non chiarisce se davvero ciò accadrebbe né quali risorse concrete siano mai state garantite. Risultato: un punto interrogativo, senza dati giuridici né finanziari.

Benefici condizionati

Turismo, logistica, rigenerazione urbana, mercato del lavoro: tutto evocato come possibile ricaduta del Ponte, ma subito vincolato a prerequisiti assenti (alta capacità ferroviaria, porti competitivi, governance unica). Tradotto: il Ponte, da solo, non genera sviluppo.

Analisi contraddittorie

Un’analisi indipendente conclude che il rapporto benefici/costi resta inferiore a 1. L’analisi ufficiale di Stretto di Messina SpA, invece, lo porta a 1,2, (come chiedere all’oste com’è il vino) gonfiando le voci di beneficio con monetizzazioni discutibili e scenari ottimistici che oggi non esistono. Due risultati inconciliabili: segno che il perimetro viene piegato alle conclusioni volute.

Costo monstre e alternative mancate

Il dato certo è uno: 13,5 miliardi di euro, ma visti i precedenti delle opere di grande impatto, c’è da augurarsi che si fermi a questa cifra. Ma il pezzo non analizza cosa si potrebbe fare con la stessa cifra per potenziare linee ferroviarie interne, porti, strade e trasporti locali. Interventi che darebbero benefici immediati e diffusi. Questo confronto manca del tutto: il vero buco nell’argomentazione.

La realtà quotidiana

Se i treni restano lenti, le linee a binario unico, i bus non integrano le corse, i porti arrancano e la governance cambia a ogni stagione, quale isolamento intende spezzare un ponte? L’acciaio non sostituisce l’organizzazione: senza rete e senza manutenzione, il Ponte è un monumento inutile.

Il mito dell’opera-simbolo

Un simbolo può ispirare, non sostituire investimenti diffusi e servizi funzionanti. Se l’obiettivo è «unire», si cominci da ciò che ogni giorno separa: tempi di percorrenza indegni tra capoluoghi, tratte ferroviarie fuori standard, collegamenti locali inaffidabili, tariffe e concorrenza sui traghetti da chiarire. Prima il software (governance, orari, tariffe), poi l’hardware.

Il governatore venuto dal nord

In queste ore, l’intervista di Aldo Cazzullo a Pierangelo Buttafuoco sul «Corriere» — con la sua provocazione sul «sogno di Zaia governatore della Sicilia» — è l’ammissione più limpida: se per sognare efficienza dobbiamo importarla, il problema non è lo Stretto, ma il deserto tra decisione e responsabilità.
Il punto, allora, non è sognare un ponte: è dimostrare, con fatti e priorità, che valga davvero la pena attraversarlo.

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