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La favola di Delmastro
25 Marzo 2026
1 min read

Delmastro e la linea sottile tra arroganza e irresponsabilità

Nella vicenda del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove emerge un elemento più profondo della polemica politica: la percezione di impunità. E una domanda scomoda: si tratta di calcolo o di leggerezza?

La politica che sottovaluta l’intelligenza dei cittadini

C’è un punto, in questa storia, che resta sospeso. Non è giuridico. Non è nemmeno politico. È culturale.
Ed è una parola semplice, quasi brutale: stupidità.

Perché di fronte a una vicenda che coinvolge un sottosegretario alla Giustizia, quindi un uomo di legge, un avvocato, uno che conosce – o dovrebbe conoscere – peso, conseguenze e perimetro delle proprie azioni, la domanda è inevitabile: davvero non aveva previsto nulla? Davvero non ha immaginato che certe scelte, certe frequentazioni, certi rapporti potessero diventare un problema pubblico prima ancora che giudiziario?

Oppure, più semplicemente, ha ritenuto che non sarebbe stato un problema.

La presunzione dell’impunità

Qui sta il nodo.
Perché se si tratta di calcolo, allora il messaggio è chiaro: gli italiani sono considerati un pubblico distratto, disposto a chiudere un occhio – o entrambi – in nome dell’appartenenza politica. Un elettorato fedele, più incline a difendere che a capire. Più pronto a giustificare che a giudicare.

Se invece si tratta di leggerezza, allora il quadro è ancora più inquietante.
Perché significa che chi ricopre un ruolo così delicato non ha neppure colto la gravità del gesto: fare società con soggetti legati, anche indirettamente, a contesti opachi, salvo poi rifugiarsi in una difesa che suona fragile prima ancora che insufficiente: «non sapevo».

Non sapevo.

Due parole che, in questo contesto, non alleggeriscono. Appesantiscono.

Ignoranza o responsabilità

Perché non sapere, per un cittadino qualunque, può essere una giustificazione.
Per chi esercita funzioni pubbliche, soprattutto in ambito giudiziario, diventa un’aggravante culturale.

Non sapere con chi si entra in affari.
Non sapere quali relazioni familiari si intrecciano.
Non sapere quale impatto può avere tutto questo sull’istituzione che si rappresenta.

È davvero questa la linea difensiva?

Una questione che va oltre il caso

E allora il dubbio resta lì, sospeso ma inevitabile.
Non riguarda solo Andrea Delmastro Delle Vedove. Riguarda un modo di stare nella cosa pubblica.

Perché tra arroganza e inconsapevolezza la distanza è minima.
Ma l’effetto è identico: la fiducia si erode.

E forse la domanda più onesta è proprio questa:
siamo di fronte a qualcuno che pensa che gli italiani siano stupidi, oppure a qualcuno che non ha capito fino in fondo la portata delle proprie azioni?

In entrambi i casi, la risposta non consola.

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