L’odio nasce come sentimento, viene promosso a opinione e infine reclama il posto d’onore tra le libertà democratiche.
PRINCIPIO ATTIVO
«rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente»
Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. IX, «Il pianeta LGBTQ+++», paragrafo che inizia con «Ma è l’impianto stesso della legge promossa da Zan…».
Traduzione dal vannaccese
I sentimenti non possono essere processati. Dunque anche la loro manifestazione deve essere libera. Se questa è l’era dei diritti, ci sarà spazio pure per il diritto di odiare e disprezzare.
La prima frase è corretta: nessun tribunale può condannare un’emozione custodita nella testa. Il salto avviene subito dopo, quando sentimento, parola pubblica, discriminazione e incitamento vengono sistemati nello stesso contenitore.
Controllo di realtà
Il ddl Zan citato nel libro non puniva l’odio come sentimento e non è mai diventato legge. Il testo approvato dalla Camera salvaguardava espressamente la libera manifestazione di opinioni e le condotte riconducibili al pluralismo delle idee, purché non creassero un concreto pericolo di atti discriminatori o violenti. Il Senato ne interruppe l’esame il 27 ottobre 2021.
Si poteva discutere se quella formulazione fosse sufficientemente precisa. Non si può però raccontare il provvedimento come una pattuglia di magistrati incaricata di perquisire i pensieri.
Anche la Convenzione europea dei diritti dell’uomo protegge la libertà di espressione, comprese idee urtanti e impopolari. Ma l’articolo 10 ricorda che il suo esercizio comporta «doveri e responsabilità» e può incontrare limiti necessari alla tutela dei diritti altrui e alla prevenzione dei reati.
Il confine non separa le opinioni gradite da quelle sgradite. Separa, caso per caso, la critica e persino l’offesa dall’incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza.
Rivendicare il diritto di provare odio è superfluo: nessuno può impedirlo. Rivendicare quello di manifestarlo senza limiti significa invece chiedere che le conseguenze delle parole siano pagate soltanto da chi ne diventa il bersaglio.
Effetti indesiderati
L’assunzione prolungata può far credere che aggiungere la parola “diritto” trasformi automaticamente l’intolleranza in una conquista civile.
FONTI DI VERIFICA
Senato, testo del ddl Zan e clausola sulla libertà di espressione
Senato, conclusione dell’iter il 27 ottobre 2021
Corte europea dei diritti dell’uomo, articolo 10 della Convenzione