MULTICULTURALISMO OBTORTO COLLO

Pillola # 10 del 26 AGOSTO 2026

La pluralità viene descritta come una seccatura imposta: qualcuno sarebbe il padrone di casa, tutti gli altri ospiti tollerati. Ma una Repubblica non è un salotto privato.

PRINCIPIO ATTIVO

«Il mescolamento di etnie e culture diverse […] è un fenomeno che subiamo obtorto collo.»

Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. IV, paragrafo che inizia con «Sgombriamo quindi il campo…».

TRADUZIONE DAL VANNACCESE

La frase sembra limitarsi a contestare l’idea zuccherosa del multiculturalismo come Eden. In realtà fa un passo ulteriore: trasforma una condizione sociale in una costrizione. Non persone che vivono, lavorano, studiano e pagano le tasse nello stesso Paese, ma un «mescolamento» che un presunto noi sarebbe obbligato a sopportare.

Il trucco è tutto nel pronome. Se esiste un noi originario, proprietario e immobile, chi arriva resta per definizione esterno, anche dopo anni, figli, lavoro, scuola e cittadinanza. L’integrazione diventa una prova senza data d’esame: la commissione può rinviare il verdetto in eterno. E il candidato, per quanto faccia, rimane quello entrato dopo.

Che la convivenza produca conflitti è ovvio. Li producono anche famiglie, condomìni e maggioranze perfettamente autoctone. Il compito della politica non è fingere che tutto sia armonia, ma governare diritti, doveri, sicurezza, scuola, casa e lavoro senza trasformare l’origine delle persone in una colpa preventiva.

CONTROLLO DI REALTÀ

Al 1° gennaio 2026, secondo l’Istat, in Italia risiedono 5 milioni e 560 mila cittadini stranieri: il 9,4 per cento della popolazione. Non un’astrazione ideologica e neppure una pattuglia accampata alla frontiera, ma una parte strutturale della società italiana. Chiamarla realtà non significa dichiararla perfetta; significa evitare di curarla come se fosse un’infezione.

Il Consiglio d’Europa definisce l’integrazione interculturale un processo a due vie che coinvolge individui, comunità e società nel suo insieme. Dunque responsabilità di chi arriva, certamente, ma anche istituzioni capaci di rimuovere discriminazioni e offrire accesso effettivo a lingua, istruzione, lavoro e partecipazione.

La Costituzione, all’articolo 3, non promette un Eden: impone pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge. I doveri valgono per tutti; i diritti non sono una mancia concessa dal gruppo che si autoproclama padrone di casa.

EFFETTI INDESIDERATI

Scambiare la complessità per un’aggressione e la cittadinanza per un permesso di soggiorno morale, rinnovabile a discrezione della maggioranza.

Fonti: Istat, Consiglio d’Europa, Costituzione, articolo 3.

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