Quasi quattro anni dopo avere vinto le elezioni agitando la paura dell’invasione, Giorgia Meloni scopre l’Europa del “prima noi”: è finita la pacchia?
Prima gli italiani. Ma a Berlino, naturalmente, prima vengono i tedeschi. A Vienna gli austriaci, a Helsinki i finlandesi, a Stoccolma gli svedesi.
Giorgia Meloni sta finalmente scoprendo come funziona il nazionalismo quando sono gli altri a praticarlo.
Germania, Austria, Finlandia, Svezia e Svizzera hanno annunciato o già avviato il trasferimento verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”: richiedenti asilo che hanno raggiunto altri Paesi europei dopo essere entrati o essere stati registrati nel nostro.
Non è un complotto contro l’Italia. È l’applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato pienamente in vigore il 12 giugno. Il Patto prevede meccanismi di solidarietà, ma conserva il principio più scomodo per i Paesi affacciati sul Mediterraneo: chi entra in Europa dall’Italia può essere rimandato nel paese di primo approdo.
Il problema è sempre degli altri
Quasi quattro anni fa Meloni vinse le elezioni promettendo il blocco navale, la difesa dei confini e la fine degli sbarchi. Per anni ha raccontato l’immigrazione come un’invasione e l’accoglienza come una colpa. Ogni Paese, secondo quella narrazione, avrebbe avuto il diritto di difendersi e di liberarsi dei migranti indesiderati.
Adesso gli altri governi fanno esattamente questo.
Difendono i propri confini e rimandano verso Sud le persone che non vogliono trattenere. Solo che, andando sempre più a Sud, alla fine si arriva in Italia.
Nel dicembre 2022 il governo italiano aveva chiesto agli altri Stati di sospendere questi trasferimenti, sostenendo di non avere posti sufficienti nel sistema di accoglienza. Quelle disposizioni, secondo la Commissione europea, non sono mai state formalmente revocate.
Nelle prime settimane di applicazione del nuovo Patto, dodici trasferimenti sono stati richiesti all’Italia e Roma li ha respinti tutti. Ma le nuove regole stabiliscono che il Paese responsabile non possa semplicemente dire di no.
C’è di più. Se l’Italia continuerà a non rispettare gli obblighi sui trasferimenti, gli altri Stati potrebbero essere dispensati dagli impegni di solidarietà nei suoi confronti. In pratica, rifiutando di riprendersi i migranti, il governo rischia di perdere anche gli aiuti europei che reclama.
L’Europa che Meloni voleva
La contraddizione è tutta qui. Meloni pretende solidarietà europea dopo avere costruito il proprio successo politico sull’egoismo nazionale.
Vorrebbe che gli altri Paesi condividessero con noi l’accoglienza, ma per anni ha spiegato agli italiani che accogliere significa arrendersi. Chiede all’Europa di non lasciare sola l’Italia, mentre continua a celebrare il principio secondo cui ciascuna nazione deve pensare innanzitutto a sé stessa.
Non funziona così. Non si può seminare diffidenza e raccogliere solidarietà. Non si può trasformare lo straniero in una minaccia elettorale e poi stupirsi quando gli altri governi decidono di allontanare quella stessa minaccia verso il nostro Paese.
Giorgia Meloni voleva un’Europa più simile a lei. La sta ottenendo: un continente nel quale ogni governo chiude la propria porta e indica quella del vicino.
Peccato che, visti da Berlino, Vienna o Helsinki, i confini da difendere siano i loro.
E il Paese al quale rimandare gli immigrati sia il nostro.