Oggi: 13 Ottobre 2026
21 Agosto 2026
2 mins read

Il blocco navale al contrario

Germania, Austria, Finlandia, Svezia e Svizzera vogliono rimandare in Italia i richiedenti asilo arrivati dal nostro Paese. È esattamente ciò che la presidente del Consiglio ha seminato.

Quasi quattro anni dopo avere vinto le elezioni agitando la paura dell’invasione, Giorgia Meloni scopre l’Europa del “prima noi”: è finita la pacchia?

Prima gli italiani. Ma a Berlino, naturalmente, prima vengono i tedeschi. A Vienna gli austriaci, a Helsinki i finlandesi, a Stoccolma gli svedesi.

Giorgia Meloni sta finalmente scoprendo come funziona il nazionalismo quando sono gli altri a praticarlo.

Germania, Austria, Finlandia, Svezia e Svizzera hanno annunciato o già avviato il trasferimento verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”: richiedenti asilo che hanno raggiunto altri Paesi europei dopo essere entrati o essere stati registrati nel nostro.

Non è un complotto contro l’Italia. È l’applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato pienamente in vigore il 12 giugno. Il Patto prevede meccanismi di solidarietà, ma conserva il principio più scomodo per i Paesi affacciati sul Mediterraneo: chi entra in Europa dall’Italia può essere rimandato nel paese di primo approdo.

Il problema è sempre degli altri

Quasi quattro anni fa Meloni vinse le elezioni promettendo il blocco navale, la difesa dei confini e la fine degli sbarchi. Per anni ha raccontato l’immigrazione come un’invasione e l’accoglienza come una colpa. Ogni Paese, secondo quella narrazione, avrebbe avuto il diritto di difendersi e di liberarsi dei migranti indesiderati.

Adesso gli altri governi fanno esattamente questo.

Difendono i propri confini e rimandano verso Sud le persone che non vogliono trattenere. Solo che, andando sempre più a Sud, alla fine si arriva in Italia.

Nel dicembre 2022 il governo italiano aveva chiesto agli altri Stati di sospendere questi trasferimenti, sostenendo di non avere posti sufficienti nel sistema di accoglienza. Quelle disposizioni, secondo la Commissione europea, non sono mai state formalmente revocate.

Nelle prime settimane di applicazione del nuovo Patto, dodici trasferimenti sono stati richiesti all’Italia e Roma li ha respinti tutti. Ma le nuove regole stabiliscono che il Paese responsabile non possa semplicemente dire di no.

C’è di più. Se l’Italia continuerà a non rispettare gli obblighi sui trasferimenti, gli altri Stati potrebbero essere dispensati dagli impegni di solidarietà nei suoi confronti. In pratica, rifiutando di riprendersi i migranti, il governo rischia di perdere anche gli aiuti europei che reclama.

L’Europa che Meloni voleva

La contraddizione è tutta qui. Meloni pretende solidarietà europea dopo avere costruito il proprio successo politico sull’egoismo nazionale.

Vorrebbe che gli altri Paesi condividessero con noi l’accoglienza, ma per anni ha spiegato agli italiani che accogliere significa arrendersi. Chiede all’Europa di non lasciare sola l’Italia, mentre continua a celebrare il principio secondo cui ciascuna nazione deve pensare innanzitutto a sé stessa.

Non funziona così. Non si può seminare diffidenza e raccogliere solidarietà. Non si può trasformare lo straniero in una minaccia elettorale e poi stupirsi quando gli altri governi decidono di allontanare quella stessa minaccia verso il nostro Paese.

Giorgia Meloni voleva un’Europa più simile a lei. La sta ottenendo: un continente nel quale ogni governo chiude la propria porta e indica quella del vicino.

Peccato che, visti da Berlino, Vienna o Helsinki, i confini da difendere siano i loro.

E il Paese al quale rimandare gli immigrati sia il nostro.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

archivio

Vita da boomer Nuova Stagione

Previous Story

Le moderne fattucchiere

Next Story

La famiglia scelta dalla natura

Latest from Blog

Le foto del genocidio abbellite e colorate

Vice, il gruppo media internazionale costretto a scusarsi e a rimuovere le foto ritoccate delle vittime di Pol Pot In queste ore in Cambogia sta facendo molto discutere il caso della testata

CaroCOVIDiario

Nel pieno del lockdown, mentre stavamo ancora rinchiusi e attaccati ai social più del solito, leggevo il diario che tutti i giorni Amedeo postava sulla sua pagina Facebook. Man mano che i

La sicurezza e il tabù della sinistra

I reati complessivi calano, ma la paura cresce. La destra occupa da anni il tema della sicurezza, mentre la sinistra appare ancora incerta. E così ogni episodio di cronaca diventa una rendita

Liberisti col portafoglio degli altri

La proposta di riforma della medicina generale arriva mentre mancano già migliaia di medici di base e la sanità diventa sempre più a pagamento. Il paradosso? Chi ha meno rischia di perdere

Quell’11 settembre

«Dov’ero quel giorno che…». Venticinque anni dopo l’11 settembre, il ricordo personale di una giornata che cambiò il mondo e di un ritorno a New York, un anno più tardi, per raccontare

Quando la politica compra l’elettore

Cinquemila dollari in cambio di una vittoria repubblicana. Trump porta all’estremo un meccanismo che conosciamo bene anche in Italia: trasformare paure, bisogni e fragilità degli elettori in promesse monetarie.

La strage ignorata del 7 ottobre

«Dite loro di aspettarsi un terremoto». Secondo un’inchiesta israeliana, Netanyahu avrebbe ricevuto un avvertimento esplicito prima del 7 ottobre. Non è la prova di un complotto, ma rende inevitabile una domanda: cosa

La Sardegna come l’Albania

Dopo i centri per migranti in Albania, il governo sceglie la Sardegna come principale polo italiano del carcere duro. Fino a 250 detenuti al 41-bis, circa un terzo del totale nazionale. E

Il filo nero che attraversa le nostre fragilità

Una famiglia distrutta dalla disperazione di fronte alla disabilità. Un partito tedesco che propone di separare i bambini disabili nelle scuole. Nel mezzo, l’Europa che vira a destra e una domanda: cosa

Ascolta il mio Podcast

Go toTop

Don't Miss

Il nuovo nemico della destra è nel banco accanto

Il 30% agli alunni stranieri per classe non è una

Liberisti col portafoglio degli altri

La proposta di riforma della medicina generale arriva mentre mancano