Il passaporto certifica la cittadinanza, ma il volto dovrebbe superare un esame davanti agli affreschi. È l’italianità con clausola estetica: valida finché il cittadino somiglia al ritratto scelto dall’esaminatore.
PRINCIPIO ATTIVO
«Anche se Paola Egonu è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità.»
Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. IV, paragrafo che inizia con «La mia società, quella in cui sono nato…».
TRADUZIONE DAL VANNACCESE
La cittadinanza viene ammessa e subito retrocessa. Sì, italiana nei documenti; no, non abbastanza italiana nell’immagine. Il diritto resta alla scrivania dell’anagrafe, mentre la vera appartenenza sarebbe decisa da un controllo facciale applicato alla storia dell’arte.
Gli affreschi, i quadri e le statue diventano così una specie di banca dati biometrica nazionale. Peccato che non siano un censimento: raffigurano santi, committenti, aristocratici, contadini idealizzati, corpi simbolici e canoni estetici di epoche diverse. Se li usassimo come fototessera collettiva, una quantità considerevole di italiani nati da italiani finirebbe allo sportello «somiglianza non pervenuta».
La distinzione non è innocua. Se il cittadino può essere dichiarato non rappresentativo a causa dei tratti somatici, esistono cittadini pieni e cittadini con riserva iconografica. I primi incarnano la nazione; i secondi possono al massimo indossarne la maglia.
CONTROLLO DI REALTÀ
Paola Egonu è nata a Cittadella. Le schede ufficiali di Volleyball World indicano nazionalità italiana e squadra Italia. Con la nazionale ha vinto l’oro olimpico a Parigi 2024 ed è stata nominata migliore giocatrice del torneo; nel 2025 ha contribuito anche al titolo mondiale dell’Italia.
Non sono prove necessarie della sua italianità: sono soltanto la dimostrazione dell’assurdità di metterla in dubbio.
La prova necessaria è molto più semplice: la cittadinanza è uno status giuridico, non un incarnato. L’articolo 3 della Costituzione riconosce a tutti i cittadini pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge senza distinzione, tra l’altro, di «razza», lingua e religione.
Un volto italiano non è quello che assomiglia a un affresco. È il volto di una cittadina italiana. Il resto è un concorso di bellezza etnica senza base giuridica, ma con conseguenze sociali molto concrete.
EFFETTI INDESIDERATI
Vedere una campionessa in azzurro e continuare a fissare il colore. Se la maglia non basta, il problema non è il corpo dell’atleta: è il colorimetro dello spettatore.
Fonti: profilo ufficiale, MVP olimpica 2024, Mondiali 2025, Costituzione, articolo 3.