La sicurezza è uno di quei temi che cambiano responsabile a seconda di chi governa.
Quando al governo c’era la sinistra, bastava un furto, una rapina, un’aggressione perché la destra chiedesse conto immediatamente al ministro dell’Interno. «Lo Stato ha perso il controllo». «Le città sono fuori controllo». «I cittadini hanno paura». Adesso il governo è di destra.
E se Milano, Bologna o qualche altra grande città amministrata dal centrosinistra ha problemi di sicurezza, improvvisamente il responsabile diventa il sindaco.
Curioso. Perché l’ordine e la sicurezza pubblica restano principalmente competenza dello Stato. I Comuni collaborano sulla sicurezza urbana e dispongono della polizia locale, ma polizia, carabinieri, prefetture e coordinamento dell’ordine pubblico dipendono dal governo nazionale.
Insomma: quando conviene, Roma. Quando conviene, il sindaco.
La paura però è vera
Questo non significa che il problema non esista. Anzi. Le rilevazioni più recenti mostrano che crimine e violenza sono tra le principali preoccupazioni degli italiani. E la percezione conta.
Se una signora ha paura di tornare a casa la sera, non serve spiegarle che statisticamente l’Italia è più sicura di vent’anni fa. La paura è reale anche quando il dato racconta una storia più complessa.
Ed è esattamente qui che una parte della sinistra ha spesso sbagliato. Ha trattato la sicurezza quasi come un tema imbarazzante. Come se parlarne significasse automaticamente fare il gioco della destra.
I numeri dicono una cosa. La strada può raccontarne un’altra
I dati del Viminale mostrano che diversi reati, nel complesso, sono diminuiti. Furti, rapine e omicidi non raccontano un Paese precipitato nel Far West. Ma questo non significa che non esistano quartieri degradati, stazioni problematiche, spaccio, scippi, aggressioni.
Significa semplicemente che sicurezza reale e sicurezza percepita non sono la stessa cosa.
La politica dovrebbe occuparsi di entrambe.
Quando il ladro diventa la vittima
In queste ore la cronaca ci consegna l’ennesimo caso destinato a trasformarsi immediatamente in battaglia politica. A Baldissero d’Alba un uomo sorprende di notte alcuni ladri nella proprietà, spara e uno di loro muore. Adesso farà il suo lavoro la magistratura.
Dovrà stabilire se ci fosse davvero un pericolo immediato, se la reazione fosse proporzionata, se chi ha sparato potesse comportarsi diversamente.
È un principio sacrosanto dello Stato di diritto: non basta che qualcuno stia commettendo un reato perché chiunque acquisisca automaticamente il diritto di ucciderlo.
Ma esiste anche l’altra metà del ragionamento. Quella che troppo spesso scompare. Chi era entrato in quella proprietà non si trovava lì per caso. Era lì per rubare. Possiamo riconoscere pienamente i suoi diritti, chiedere che la sua morte venga accertata senza scorciatoie e avere rispetto per il dolore della famiglia.
Ma non dobbiamo capovolgere la realtà.
La persona che subisce un’intrusione nella propria casa non è quella che ha creato la situazione di pericolo.
Chi decide di entrare di notte nella proprietà di un altro deve sapere che non sta compiendo una bravata. Sta innescando una situazione nella quale qualcuno può avere paura. Può reagire. Può sbagliare. Può morire. Può uccidere.
Ed è proprio per evitare tutto questo che uno Stato serio dovrebbe rendere molto più rischioso delinquere, non rendere più facile sparare.
Il monopolio della destra
La destra questo lo ha capito da tempo. La sicurezza funziona elettoralmente perché tocca una cosa elementare: la paura. Paura di essere derubati. Paura per i figli. Paura di prendere la metropolitana la sera. Paura dello straniero. Paura del quartiere che cambia. E una paura ha un vantaggio politico enorme: non ha bisogno di statistiche. Basta un fatto di cronaca. Un video. Una rapina. Un’aggressione. Il giorno dopo sembra che stia succedendo ovunque. Il rischio è trasformare ogni episodio in una prova generale del collasso. Ma il rischio opposto è rispondere: «I dati dicono che non è vero». Perché chi ha paura non vuole essere corretto. Vuole essere protetto.
La sinistra e il problema che non vuole guardare
Qui sta il vero nodo. Per troppo tempo una parte del centrosinistra ha parlato molto bene delle cause sociali della criminalità. Povertà. Marginalità. Periferie. Integrazione. Disagio giovanile. Tutte cose vere. Ma qualche volta ha dato l’impressione di dimenticare una cosa altrettanto vera: nel frattempo qualcuno deve poter prendere la metropolitana senza avere paura. Le due cose non sono alternative. Si può parlare di inclusione e chiedere più pattuglie. Investire nelle periferie e pretendere che chi spaccia venga fermato. Combattere la marginalità e difendere chi subisce un furto. Una politica seria dovrebbe essere capace di tenere insieme prevenzione e repressione.
La retorica non basta
E qui emerge anche il fallimento della retorica securitaria della destra. Per anni abbiamo sentito parlare di tolleranza zero. Certezza della pena. Città sicure. Ladri da mettere in galera. Poi arrivano i governi. E le carceri restano sovraffollate. Le forze dell’ordine denunciano carenze di organico. I processi restano lenti. La criminalità predatoria continua a essere uno dei fenomeni che più incidono sulla percezione di sicurezza. E allora torna sempre la scorciatoia più semplice: armare la retorica invece dello Stato.
Il punto non è scegliere tra il ladro e chi gli spara.
Il punto è costruire un sistema nel quale il primo sappia che commettere un furto ha conseguenze serie e il secondo non debba convincersi che, se vuole essere protetto, deve farlo da solo.
Il rimpallo delle responsabilità
C’è poi una cosa che andrebbe detta più chiaramente. Se la sicurezza peggiora davvero, il governo non può limitarsi a indicare i sindaci. Il Viminale coordina le forze dell’ordine. Il governo decide organici, risorse, politiche migratorie, espulsioni, sistema penitenziario e gran parte delle norme sulla sicurezza.
I sindaci hanno responsabilità importanti sul degrado urbano, sull’illuminazione, sui servizi sociali, sulla polizia locale e sulla gestione dello spazio pubblico. Ma nessun sindaco dispone della Polizia di Stato. Questo scaricabarile permanente è comodo. Molto meno utile per chi vive nelle città.
Togliere la paura dalla propaganda
La sicurezza non dovrebbe essere né di destra né di sinistra. È uno dei compiti fondamentali dello Stato. Proprio per questo sarebbe utile smettere di usarla come una clava elettorale. I numeri possono dire che alcuni reati diminuiscono. I cittadini possono dire che si sentono insicuri. Sono vere entrambe le cose. Ed è esattamente questo il problema da affrontare. La destra ha costruito per anni una rendita elettorale sulla paura. La sinistra, troppo spesso, le ha lasciato il campo libero. Forse è arrivato il momento di smettere. Perché finché una parte parlerà soltanto di paura e l’altra soltanto di statistiche, continueremo ad avere campagne elettorali sulla sicurezza.
E molto meno sicurezza reale.