Oggi: 19 Aprile 2026
30 Gennaio 2026
3 mins read

Niscemi che frana, lo Stato che si sfila

Quando il territorio crolla davvero, le assicurazioni non pagano e il Governo volta lo sguardo.

La frana di Niscemi non è solo una tragedia locale: è il paradigma di un Paese fragile, lasciato solo. Il nuovo obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali doveva proteggere le imprese. Invece tutela i bilanci delle compagnie e scarica il rischio sui territori. Una scelta politica precisa, che oggi mostra tutte le sue crepe.


Qui non ripercorriamo la genesi della tragedia di Niscemi.
Non per disinteresse, ma perché coincide con la sua stessa storia: fragilità conosciute, allarmi ripetuti, responsabilità rinviate per decenni.

Qui interessa altro.
Il punto in cui la cronaca smette di essere locale e diventa politica.

Interessa il tempo corto della politica che da decenni governa la Sicilia: un malgoverno regionale senza visione, concentrato sull’emergenza del giorno e mai sulla prevenzione del domani. Un orizzonte miope, diventato sistema, che ha trasformato il dissesto in normalità amministrativa.

Ma Niscemi non parla solo alla Sicilia.
Parla allo Stato centrale, a un governo che mentre lascia scivolare interi territori investe miliardi in opere simbolo, elevate a manifesto politico, incapaci di rispondere alla fragilità reale del Paese.

È in questo scarto — tra ciò che frana e ciò che si celebra — che si misura la responsabilità politica di oggi.

Niscemi non crolla: scivola

Niscemi non esplode in un attimo, non fa rumore da prima pagina.
Niscemi frana lentamente. Giorno dopo giorno. Metro dopo metro, e lo fa da decenni.

Le case si svuotano. Le strade si chiudono. Le attività si fermano.
Non è un evento eccezionale. È la normalità italiana quando il territorio cede.

Ed è proprio per questo che Niscemi conta più di tante altre tragedie: perché non è un’anomalia, ma un modello. Un Paese fragile che scivola, mentre chi dovrebbe proteggerlo resta a guardare.

La promessa: «Mai più emergenze, ci penseranno le assicurazioni»

Per mesi l’esecutivo ha raccontato al Paese che l’obbligo di assicurazione contro le catastrofi naturali sarebbe stato un punto di svolta.
Le imprese finalmente protette.
Lo Stato sollevato dal balletto dei ristori.
Responsabilità, programmazione, modernità.

Una riforma “europea”, dicevano.
Peccato che fosse solo una promessa sulla carta.

La beffa: quando arriva la frana, nessuno paga

Poi arriva Niscemi.
E il castello narrativo crolla.

Le assicurazioni non intervengono.
Non perché l’evento non sia grave.
Non perché manchi una norma.
Ma perché quella norma è stata scritta per non funzionare nei casi reali.

Il riferimento è chiaro: Decreto interministeriale del 30 gennaio 2025, firmato dal Ministero dell’Economia e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il parere tecnico dell’IVASS.

Un decreto che impone alle imprese di assicurarsi, ma non impone alle compagnie di coprire davvero i rischi più diffusi nel nostro Paese.

Il trucco normativo: coprire l’evento ideale, non la catastrofe vera

Dentro quel decreto si consuma la scelta politica.

Le polizze possono escludere:
– frane lente e progressive
– dissesto già noto
– territori strutturalmente fragili
– evacuazioni preventive
– fermo forzato delle attività senza il “crollo improvviso” da manuale

In altre parole: la copertura vale per l’evento perfetto, astratto, statistico.
Non per quello che accade davvero in Italia.

Così oggi succede questo:
le imprese pagano il premio,
le compagnie incassano,
e quando il territorio frana il rischio resta tutto sulle spalle di chi lavora.

Non è un errore: è una scelta

Nulla di tutto questo è casuale.

Il Governo sapeva benissimo che includere davvero eventi come Niscemi avrebbe comportato:
– premi più alti
– oppure un serio intervento pubblico di riassicurazione
– oppure una vera assunzione di responsabilità dello Stato

Ha scelto di non farlo.
Ha preferito una riforma che tutela i bilanci assicurativi e scarica il problema sui territori.

Un Paese fragile, una legge suicida

Il dato è noto, ignorarlo è colpevole: il 94% dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico.

In questo contesto, scrivere una norma che lascia fuori proprio questi casi non è una distrazione tecnica.
È una scelta politica precisa.

Un suicidio normativo.
Una truffa di Stato. Un nuovo balzello per il cittadino.

Niscemi come rivelazione

Niscemi oggi fa quello che spesso fanno le tragedie italiane:
toglie il velo alla propaganda.

Mostra che questa non è una riforma pensata per proteggere le imprese,
ma un modo elegante per dire «ci abbiamo pensato» e voltarsi dall’altra parte quando la realtà bussa alla porta.

Un obbligo senza protezione.
Una promessa senza copertura.
Una legge che funziona solo nei comunicati stampa.

La responsabilità politica

Le imprese italiane non hanno bisogno di polizze fittizie.
Hanno bisogno di tutele costruite sulla realtà del territorio, non su modelli astratti.

Su questo il Governo Meloni ha sbagliato.
Non per incompetenza.
Ma per scelta.

E Niscemi, oggi, lo dimostra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

archivio

Vita da boomer Nuova Stagione

Previous Story

Questa volta riguarda te

Next Story

Torino, la piazza che aiuta il potere

Latest from Blog

Le foto del genocidio abbellite e colorate

Vice, il gruppo media internazionale costretto a scusarsi e a rimuovere le foto ritoccate delle vittime di Pol Pot In queste ore in Cambogia sta facendo molto discutere il caso della testata

CaroCOVIDiario

Nel pieno del lockdown, mentre stavamo ancora rinchiusi e attaccati ai social più del solito, leggevo il diario che tutti i giorni Amedeo postava sulla sua pagina Facebook. Man mano che i

Cuba. L’isola al capolinea

La benzina scarseggia, i blackout sono frequenti e molte delle celebri auto americane restano ferme. Un reportage fotografico racconta la Cuba di oggi, tra crisi energetica e vita quotidiana.

Ascolta il mio Podcast

Go toTop

Don't Miss

Alla guerra delle capsule

La capsula promette velocità e costanza. La moka offre rito

Torino, la piazza che aiuta il potere

A Torino la piazza convocata contro il governo e in