L’ingegnera si tinge di rosa

Pillola #2 del 18 agosto 2026

Nel libro il femminile dei mestieri diventa una bizzarria del politicamente corretto. Per la lingua italiana è soltanto grammatica. E, a giudicare dalle reazioni, grammatica d’assalto.

PRINCIPIO ATTIVO

«l’ingegnere si tinge di rosa diventando ingegnera»

Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. I, paragrafo che inizia con «La cosiddetta correttezza politica…».

Traduzione dal vannaccese

La scena è graziosa: l’ingegnere entra in officina con il titolo grigio e ne esce ingegnera, fresco di vernice. Nel frattempo il soldato diventa soldatessa e perfino il colonnello deve rassegnarsi a un alter ego femminile. La minaccia in avvicinamento non è una brigata: è la desinenza in -a.

La traduzione è semplice. Le donne possono anche fare quei lavori; il nome dell’autorità, però, dovrebbe restare maschile. Il femminile appare artificiale perché per secoli sono state artificialmente rare le donne in molti di quei ruoli. È la storia sociale, non la grammatica, ad aver educato l’orecchio.

Controllo di realtà

L’Accademia della Crusca ha risposto proprio su questi esempi. «Ingegnera» è una formazione regolare, come «consigliera»; «soldatessa» è antica e diffusa; i femminili delle cariche militari sono corretti quando indicano donne. Non si tratta di tingere un vocabolo, ma di accordarlo con la persona di cui si parla.

Vannacci domanda allora perché non si inventino «maschero», «guido» e «guardio». Ma qui scambia il genere grammaticale con il sesso. «La guida», «la guardia» e «la sentinella» restano parole femminili anche quando indicano un uomo. La lingua non è l’anagrafe: distribuisce i generi secondo la propria storia, non dopo un’ispezione negli spogliatoi.

Le parole diventano familiari quando diventa familiare la realtà che nominano. «Maestra», «infermiera» e «direttrice» oggi non sembrano manifesti ideologici. «Sindaca» o «ingegnera» possono ancora urtare qualche abitudine, ma l’abitudine non è una regola grammaticale. È soltanto un’abitudine con una buona opinione di sé.

Il dettaglio più gustoso arriva qualche capitolo dopo, quando l’autore propone un «esamino» di lingua per chi chiede la cittadinanza. Prima di preparare il test converrebbe aggiornare la commissione: ingegnera passa; maschero, guido e guardio no. La lingua italiana, convocata come testimone dell’accusa, ha cambiato banco.

Effetti indesiderati

Se il femminile di una professione provoca allarme, non occorre chiamare la caserma: basta consultare una grammatica. Gli effetti tendono a svanire con l’uso. È successo a dottoressa e direttrice. Può succedere anche a ingegnera, senza riverniciare nessuno.

Rinvio interno: Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. VIII, paragrafo che inizia con «Quando mia moglie ha acquisito la cittadinanza britannica…» (l’“esamino” d’italiano).

FONTI DI VERIFICA

Accademia della Crusca, Ancora sull’uso del genere femminile nei testi giuridico-amministrativi (2024).

Accademia della Crusca, Il femminile nella lingua delle Forze armate (2024).

Lascia un commento

Your email address will not be published.

archivio

Vita da boomer Nuova Stagione

Previous Story

La minoranza si adegua

Next Story

Il pianeta si salva da solo

Latest from Blog

Le foto del genocidio abbellite e colorate

Vice, il gruppo media internazionale costretto a scusarsi e a rimuovere le foto ritoccate delle vittime di Pol Pot In queste ore in Cambogia sta facendo molto discutere il caso della testata

CaroCOVIDiario

Nel pieno del lockdown, mentre stavamo ancora rinchiusi e attaccati ai social più del solito, leggevo il diario che tutti i giorni Amedeo postava sulla sua pagina Facebook. Man mano che i

La sicurezza e il tabù della sinistra

I reati complessivi calano, ma la paura cresce. La destra occupa da anni il tema della sicurezza, mentre la sinistra appare ancora incerta. E così ogni episodio di cronaca diventa una rendita

Liberisti col portafoglio degli altri

La proposta di riforma della medicina generale arriva mentre mancano già migliaia di medici di base e la sanità diventa sempre più a pagamento. Il paradosso? Chi ha meno rischia di perdere

Quell’11 settembre

«Dov’ero quel giorno che…». Venticinque anni dopo l’11 settembre, il ricordo personale di una giornata che cambiò il mondo e di un ritorno a New York, un anno più tardi, per raccontare

Quando la politica compra l’elettore

Cinquemila dollari in cambio di una vittoria repubblicana. Trump porta all’estremo un meccanismo che conosciamo bene anche in Italia: trasformare paure, bisogni e fragilità degli elettori in promesse monetarie.

La strage ignorata del 7 ottobre

«Dite loro di aspettarsi un terremoto». Secondo un’inchiesta israeliana, Netanyahu avrebbe ricevuto un avvertimento esplicito prima del 7 ottobre. Non è la prova di un complotto, ma rende inevitabile una domanda: cosa

La Sardegna come l’Albania

Dopo i centri per migranti in Albania, il governo sceglie la Sardegna come principale polo italiano del carcere duro. Fino a 250 detenuti al 41-bis, circa un terzo del totale nazionale. E

Il filo nero che attraversa le nostre fragilità

Una famiglia distrutta dalla disperazione di fronte alla disabilità. Un partito tedesco che propone di separare i bambini disabili nelle scuole. Nel mezzo, l’Europa che vira a destra e una domanda: cosa

Ascolta il mio Podcast

Go toTop