Nel mondo di Vannacci la democrazia ha la semplicità di una catena di comando: chi ha i numeri decide, chi non li ha si mette composto. La Costituzione, per fortuna, prevede un’altra procedura.
PRINCIPIO ATTIVO
«maggioranza che decide»; «minoranza che, nel rispetto, si adegua»
Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. I, paragrafo che inizia con «Il buonsenso costituisce la chiave…».
Traduzione dal vannaccese
Si comincia con una frase che, letta in fretta, sembra perfino innocua. Le elezioni producono una maggioranza; la maggioranza governa; dunque gli altri si adeguano. Lineare come un ordine del giorno, rassicurante come un «rompete le righe».
Il problema è nascosto nel verbo. In democrazia la minoranza non si adegua: accetta il risultato elettorale e rispetta le leggi, ma conserva il diritto di opporsi, criticare, organizzarsi, proporre alternative e provare a diventare maggioranza. Se dovesse adeguarsi anche nelle idee, non sarebbe più una minoranza politica. Sarebbe il pubblico.
Controllo di realtà
La Costituzione non promette alla minoranza il governo. Impedisce però alla maggioranza di disporre dei diritti come del mobilio dell’ufficio. L’articolo 1 non si ferma a «la sovranità appartiene al popolo»: precisa che il popolo la esercita «nelle forme e nei limiti della Costituzione». Sono proprio quei limiti — diritti inviolabili, uguaglianza, libertà di parola, pluralismo politico — a rendere democratico il conteggio dei voti. Senza, resta soltanto il conteggio.
In una lezione pubblicata dalla Corte costituzionale, Franco Gallo ha chiamato «pregiudizio maggioritario» l’idea che la democrazia coincida con il potere assoluto di chi vince. Lo Stato costituzionale funziona al contrario: la maggioranza governa, ma non può cancellare le libertà e i diritti delle minoranze. Né può ordinare loro di diventare maggioranza in silenzio.
Il cortocircuito più interessante è che Vannacci, nello stesso periodo, invoca la libertà di opinione e di espressione. Le due cose possono convivere solo se «adeguarsi» significa rispettare le decisioni legittime, non rinunciare alla contestazione e meno ancora ai propri diritti. Ma allora il verbo giusto non è adeguarsi. È partecipare.
Effetti indesiderati
L’assunzione prolungata può provocare la convinzione che le urne rilascino un certificato di infallibilità. Se il sintomo persiste, rileggere l’articolo 1 fino alla parola «limiti». La parola è breve. La Repubblica ha imparato a scriverla per una storia molto lunga.
FONTI DI VERIFICA
Costituzione della Repubblica italiana, artt. 1, 2, 3, 21 e 49 (Senato della Repubblica).
Franco Gallo, Possibilità e limiti della revisione costituzionale (Corte costituzionale, 2013).