Oggi: 10 Giugno 2026
8 Ottobre 2025
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Tagli silenziosi alla sanità: il Governo riduce la spesa pubblica

Nel quinquennio 2025-2029 la quota di PIL destinata alla salute scenderà dal 6,1% al 5,7%. La Fondazione GIMBE avverte: “Così si mina l’universalità del Servizio sanitario nazionale”.

Il nuovo Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale denuncia un definanziamento strutturale mascherato da stabilità. Dopo gli incrementi della pandemia, il Fondo Sanitario cresce di pochi decimali l’anno, mentre l’inflazione e i costi energetici erodono risorse e servizi. Alle Regioni restano due opzioni: aumentare le tasse o tagliare l’assistenza.

Una riduzione mascherata da stabilità

Dietro le cifre ufficiali della Legge di Bilancio si nasconde un arretramento che rischia di lasciare il segno. Il Fondo Sanitario Nazionale (FSN), fissato a 136,5 miliardi per il 2025, crescerà nei cinque anni successivi di appena 3,1% nel 2026, per poi rallentare bruscamente: +0,5% nel 2027+0,6% nel 2028+0,7% nel 2029.
Tradotto in termini reali, significa un progressivo impoverimento del sistema pubblico, con una spesa sanitaria che passerà dal 6,1% del PIL nel 2025 al 5,7% nel 2029.

Secondo la Fondazione GIMBE, la contrazione equivale a oltre 13 miliardi di euro in meno rispetto al fabbisogno stimato per mantenere i livelli di finanziamento pre-pandemici. Un definanziamento che rischia di scaricarsi direttamente sui cittadini: meno personale, servizi ridotti, tempi di attesa più lunghi e un inevitabile aumento della spesa privata.

L’allarme GIMBE: “Sanità universale a rischio”

Il Rapporto parla chiaro: senza una “consistente iniezione di risorse” già a partire dal 2026, le Regioni dovranno scegliere se alzare la pressione fiscale o tagliare prestazioni e posti letto. In entrambi i casi, si allargherà il divario tra Nord e Sud e aumenterà la quota di popolazione costretta a rinunciare alle cure.

La Fondazione guidata da Nino Cartabellotta invita il Governo a invertire la rotta: «Definanziare la sanità significa abbandonare il principio costituzionale di uguaglianza. L’articolo 32 non può essere subordinato alla logica dei conti».
Intanto cresce la spesa privata — oltre 41 miliardi di euro nel 2024 — e si consolida il rischio di un sistema sanitario “a doppia corsia”, dove la qualità delle cure dipende sempre più dal reddito e dal luogo di residenza.

Agli italiani non resta che mettere la mano al portafogli se vogliono curarsi.

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