Oggi: 8 Giugno 2026
14 Gennaio 2026
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Armatevi e partite

Diritti umani a intermittenza, indignazione selettiva e propaganda social: la destra scopre l’Iran, ma dimentica il Mediterraneo.

Bocchino e soci accusano la sinistra di silenzio sulle proteste iraniane. Ma i diritti umani non sono un’arma politica. E chi oggi finge sensibilità, ieri applaudiva i muri e criminalizzava chi salvava vite in mare. La coerenza non abita da quelle parti.

Certe abitudini sono dure a morire. Soprattutto a destra. Restano incollate come muffa ai muri della propaganda, mentre l’ipocrisia occupa più spazio di qualsiasi geopolitica seria. Mentre in Iran la repressione si fa ogni ora più brutale — migliaia di vittime stimate dalle Ong, blackout totale di internet, arresti di massa, minacce di esecuzioni sommarie per chi osa dissentire — ecco scattare, guarda caso all’unisono, la solita orchestrina social della destra italiana. Una campagna coordinata. Sincronizzata. Quasi sospetta.

«Dove sono le piazze?» «Perché gli studenti non protestano?» «Dove sono le femministe?» «Perché la sinistra tace?»
Domande in serie, come slogan. Domande retoriche, ovviamente. Perché le risposte non interessano. Puzzano di spettacolo più che di solidarietà. Rimbalzano come mantra da talk show: utili a riempire spazi editoriali, inutili a fare il minimo sindacale di umana empatia.

I moralisti a comando

Bocchino, Capezzone e compagnia cantante, intellettuali organici del nulla, editorialisti di testate sovvenzionate da un senatore che in Parlamento si vede solo quando c’è da votare per i propri affari, si ergono a coscienza morale del Paese.

Chiedono: dove sono finiti i “pro-Pal”? Dove sono quelli che riempivano le piazze per Gaza? Perché ora tacciono davanti alle donne frustate, agli studenti incarcerati, agli omosessuali perseguitati, ai ragazzi uccisi per aver chiesto libertà?

E subito la sentenza: «Il silenzio dice tutto».

No. Dice solo una cosa: che la destra continua a usare i diritti umani come clave politiche. Quelle manifestazioni non erano per la libertà. Non erano per i popoli oppressi. Erano contro l’Occidente, contro Israele, contro la democrazia liberale, contro tutto ciò che non rientra nel loro schema ideologico. Questa è la favola che raccontano. Peccato che sia falsa.

Tweet non è solidarietà

Perché la solidarietà non si misura a colpi di tweet. Perché la mobilitazione non nasce per decreto di Bocchino. Perché non serve il permesso della destra per indignarsi. E soprattutto perché chi oggi pontifica sull’Iran ieri applaudiva regimi, stringeva mani sporche di sangue, faceva affari con dittatori veri. Altro che libertà.

Ma allora, se siete così indignati, fate una cosa semplice. Una cosa coerente. Una cosa virile, direbbero loro: armatevi e partite. Prendete un volo. Andate a Teheran. Manifestate lì. Davanti ai Pasdaran, ai tribunali islamici, alle carceri dove torturano studenti e donne. Andateci voi, coraggiosi leoni da tastiera. Fate vedere cosa significa stare davvero dalla parte della libertà. Senza hashtag, senza telecamere, senza editoriali. Poi ne riparliamo. Se poi volete capire come si fa, chiedete ai tanti attivisti delle ONG che in questi anni sono finiti in carcere per il loro lavoro.

Propaganda travestita da morale

Perché questo moralismo a comando, questo uso strumentale del dolore altrui, questa indignazione selettiva è solo propaganda. Bassa. Sporca. Ipocrita.

E quando queste cose le scrive un militante qualsiasi di Fratelli d’Italia, vabbè: fa il suo mestiere. Ma quando le posta Italo Bocchino, uomo che pretende di rappresentare la “cultura” della destra, allora la domanda è una sola: «ci è o ci fa?»

Chi lo conosce dice che ci fa. Tecnica comunicativa. Metodo scientifico. Fingersi scemo per poter dire qualunque cosa. Funziona. Ma lascia una scia. E quella scia puzza di cinismo.

La selettività dell’indignazione

Le risposte vere, invece, sono sotto i nostri occhi. Protestare non si improvvisa con un hashtag: richiede organizzazione reale, solidarietà internazionale strutturata, reti transnazionali. Chi davvero si è mosso lo ha fatto ben prima dei post di circostanza: associazioni per i diritti umani, comunità iraniane in esilio, reti civiche europee. Un tessuto vivo, meno rumoroso, infinitamente più concreto.

Usare la tragedia iraniana come clava politica è una truffa morale. È sfruttare il dolore altrui per riscrivere il proprio copione.

Il problema non è il silenzio.
È la selettività dell’indignazione.

Se davvero quelle piazze erano per i diritti umani, oggi dovrebbero essere un fiume per l’Iran: donne sotto tiro, studenti arrestati, famiglie spezzate, internet oscurato per nascondere la repressione. Invece la destra usa questa tragedia per misurare il “vuoto” della sinistra. Peccato che la destra italiana non sia mai stata campione di universalismo: battaglie di retroguardia, nemici a comando, silenzi imbarazzati quando ci sono affari energetici da difendere.

L’ipocrisia che galleggia

E poi c’è l’ipocrisia più grande. Quella che galleggia nel Mediterraneo.

Perché mentre oggi fingono di strapparsi il cuore per l’Iran, sugli annegati in mare hanno costruito una strategia politica. Non un errore. Una scelta. Dal decreto Piantedosi in poi le ONG sono state sistematicamente ostacolate: porti a mille chilometri, sequestri amministrativi, multe milionarie, fermi nave per cavilli burocratici. Tradotto: meno navi in mare, meno soccorsi, più morti.

A Cutro, febbraio 2023: 94 corpi sulla spiaggia, molti bambini. Guardia costiera pronta, governo che decide di non partire. E la destra cosa fa? Accusa i migranti, accusa le ONG, accusa perfino il mare. Zero autocritica, zero responsabilità. Anzi: pochi giorni dopo arriva il decreto Cutro, che non salva nessuno, criminalizza chi fugge, chiude le vie legali, maschera la detenzione come accoglienza.

I morti che non servono

Intanto il Mediterraneo continua a inghiottire corpi. Nel 2024 oltre 9.000 morti secondo l’OIM. Un cimitero liquido. Una strage permanente.

E dov’era la loro sensibilità? Dov’erano Bocchino e soci? I tweet, le dirette, le piazze? Non c’erano. Perché quei morti non fanno comodo, non servono a colpire la sinistra, non portano voti. Anzi: vanno nascosti, colpevolizzati, depoliticizzati.

Risultato: meno soccorsi, più morti. Centinaia di uomini, donne, bambini lasciati affogare perché “difendiamo i confini”, perché “prima gli italiani”.

Diritti a geometria variabile

E lì dov’era la vostra sensibilità? Dov’erano le piazze reclamate oggi per l’Iran? Silenzio. Assoluto. Comodo. Anzi no: scherno, odio, criminalizzazione di chi salva vite.

Quelli che oggi pontificano sui diritti umani sono gli stessi che urlavano “taxi del mare”, gli stessi che applaudivano i sequestri, gli stessi che hanno costruito consenso sui cadaveri.

E allora la domanda è semplice:

quali diritti vi interessano davvero?

Quelli lontani, utili per colpire la sinistra? O quelli scomodi, che bussano alle nostre coste?

Perché la libertà non ha passaporto. La dignità non ha confini. Il dolore non ha colore politico.

Ma voi sì. Voi scegliete a chi concedere umanità. A seconda della convenienza.

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