Nel libro il femminile dei mestieri diventa una bizzarria del politicamente corretto. Per la lingua italiana è soltanto grammatica. E, a giudicare dalle reazioni, grammatica d’assalto.
PRINCIPIO ATTIVO
«l’ingegnere si tinge di rosa diventando ingegnera»
Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. I, paragrafo che inizia con «La cosiddetta correttezza politica…».
Traduzione dal vannaccese
La scena è graziosa: l’ingegnere entra in officina con il titolo grigio e ne esce ingegnera, fresco di vernice. Nel frattempo il soldato diventa soldatessa e perfino il colonnello deve rassegnarsi a un alter ego femminile. La minaccia in avvicinamento non è una brigata: è la desinenza in -a.
La traduzione è semplice. Le donne possono anche fare quei lavori; il nome dell’autorità, però, dovrebbe restare maschile. Il femminile appare artificiale perché per secoli sono state artificialmente rare le donne in molti di quei ruoli. È la storia sociale, non la grammatica, ad aver educato l’orecchio.
Controllo di realtà
L’Accademia della Crusca ha risposto proprio su questi esempi. «Ingegnera» è una formazione regolare, come «consigliera»; «soldatessa» è antica e diffusa; i femminili delle cariche militari sono corretti quando indicano donne. Non si tratta di tingere un vocabolo, ma di accordarlo con la persona di cui si parla.
Vannacci domanda allora perché non si inventino «maschero», «guido» e «guardio». Ma qui scambia il genere grammaticale con il sesso. «La guida», «la guardia» e «la sentinella» restano parole femminili anche quando indicano un uomo. La lingua non è l’anagrafe: distribuisce i generi secondo la propria storia, non dopo un’ispezione negli spogliatoi.
Le parole diventano familiari quando diventa familiare la realtà che nominano. «Maestra», «infermiera» e «direttrice» oggi non sembrano manifesti ideologici. «Sindaca» o «ingegnera» possono ancora urtare qualche abitudine, ma l’abitudine non è una regola grammaticale. È soltanto un’abitudine con una buona opinione di sé.
Il dettaglio più gustoso arriva qualche capitolo dopo, quando l’autore propone un «esamino» di lingua per chi chiede la cittadinanza. Prima di preparare il test converrebbe aggiornare la commissione: ingegnera passa; maschero, guido e guardio no. La lingua italiana, convocata come testimone dell’accusa, ha cambiato banco.
Effetti indesiderati
Se il femminile di una professione provoca allarme, non occorre chiamare la caserma: basta consultare una grammatica. Gli effetti tendono a svanire con l’uso. È successo a dottoressa e direttrice. Può succedere anche a ingegnera, senza riverniciare nessuno.
Rinvio interno: Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, cap. VIII, paragrafo che inizia con «Quando mia moglie ha acquisito la cittadinanza britannica…» (l’“esamino” d’italiano).
FONTI DI VERIFICA
Accademia della Crusca, Il femminile nella lingua delle Forze armate (2024).